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Marilinda Mineccia: «Lunedì non c’erano i presupposti per fermare Pohrib, ieri il quadro era mutato perché avrebbe potuto scappare»

Il procuratore capo di Aosta difende l'operato del suo sostituto Ceccanti e spiega il perché del fermo operato giovedì sera contro l'operaio rumeno, a casa del quale è stato trovato anche un grammo di hashish

Il procuratore capo di Aosta difende l'operato del suo sostituto Ceccanti e spiega il perché del fermo operato giovedì sera contro l'operaio rumeno, a casa del quale è stato trovato anche un grammo di hashish

«Un arresto motivato dalla legge, non dall’emotività». Il procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia (foto), ha spiegato nella tarda mattinata di oggi le motivazioni che hanno spinto la Procura a fermare nella serata di giovedì Marius Pohrib, l’operaio rumeno di 21 anni che lunedì aveva confessato di aver preso parte alla rapina alla tabaccheria di Sarre e ieri ha travolto due mamme con i loro rispettivi neonati in corso Lancieri. «Capisco l’aspetto emotivo di profonda indignazione per un fatto che ha preoccupato moltissimo anche noi – ha esordito la dottoressa Mineccia -. Per fortuna adesso il quadro è migliorato: la bimba è già a casa, il bimbo è in condizioni più favorevoli, ma rimane la gravità di quanto successo». L’onda emotiva di quanto accaduto è stata notevole e anche dalle istituzioni sono arrivate parole dure, come testimoniano le dichiarazioni del primo cittadino di Aosta Bruno Giordano. «Vorrei spiegare ai cittadini che la Procura ha agito per la rapina secondo i parametri normativi previsti – ha continuato il procuratore capo -. Avevamo un procedimento contro ignoti per i fatti di Sarre: lunedì un soggetto, Marius Pohrib, contro c’erano degli indizi, ma nessuna prova, si è presentato spontaneamente con atteggiamento collaborativo e, oltre a confessare le proprie responsabilità, ha indicato i nomi dei complici. Il ragazzo era incensurato e ha collaborato, quindi non c’erano i presupposti per il fermo, anche perché il pericolo di fuga veniva meno, considerato che si era presentato volontariamente. Il lavoro del magistrato che viene a contatto con la singola persona è delicato (la vicenda è affidata al sostituto Luca Ceccanti ndr), perché si trova a valutarla per come si comporta l’indiziato; sono convinta che chiunque in quel momento avrebbe preso negativamente se il ragazzo fosse stato arrestato. Abbiamo deciso di denunciarlo a piede libero e stavamo comunque valutando la possibilità di chiedere al Gip qualche misura cautelare; purtroppo ieri è avvenuto questo fatto sconvolgente, che non è collegato a quello precedente ed è di natura completamente diversa: doloso il primo, colposo il secondo, con l’aggravante della velocità, della distrazione (il ragazzo avrebbe spiegato di aver perso il controllo del mezzo cercando di raccogliere un pacchetto di sigarette che gli era caduto) e della positività delle sue urine all’hashish, anche se per avere la certezza che fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti mentre era alla guida aspettiamo l’esito dell’esame del sangue che abbiamo richiesto a Torino (ad Aosta è possibile effettuare soltanto quello sulle urine, che, tra l’altro, non evidenzia l’assunzione di droghe sintetiche ndr). Diversamente da quanto accaduto dopo la confessione per la rapina, nel corso di una perquisizione effettuata dopo l’incidente abbiamo poi trovato un grammo di hashish. A quel punto il quadro della situazione era decisamente mutato rispetto a lunedì e abbiamo deciso di fermarlo». Il procuratore di Aosta ci tiene a sottolineare che la misura contro Pohrib non è stata chiesta per l’incidente. «Per quello avremmo potuto fermarlo soltanto se fosse scappato e così non è stato. Il quadro rispetto a lunedì era però profondamente cambiato e abbiamo fatto un ragionamento diverso: essendo reo confesso della rapina, dopo l’incidente la sua situazione si era aggravata, anche perché il bambino era in pericolo di vita e, quindi, l’imputato poteva avere il timore di una condanna molto grave e scappare, senza dimenticare che aveva rischiato il linciaggio e poteva quindi temere per la sua incolumità. Questa mattina abbiamo chiesto la convalida del fermo in carcere e aspettiamo che il Gip fissi nelle prossime 48 ore l’udienza di convalida. Il nostro provvedimento è stato preso anche perché, con il suo comportamento, Marius Pohrib ha per così dire tradito la fiducia delle istituzioni: dopo la denuncia a piede libero, ci aspettavamo una condotta ligia alle regole e invece quello che è accaduto per noi è molto grave. Ritengo che il nostro provvedimento sia proporzionale al suo comportamento: Pohrib ha dimostrato di non avere senso critico e speriamo che ora prenda coscienza di quanto ha commesso».
(davide pellegrino)

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