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Uvp, a Roma non appoggeremo né Berlusconi né Monti

Uvp, a Roma non appoggeremo né Berlusconi né Monti

Laurent Viérin conferma di aver ricevuto, e rifiutato, due proposte di candidatura dall'Union valdôtaine; al Senato chiede di votare una persona che per storia politica e personale incarni i valori della democrazia, dell'autonomia e del federalismo

«Né con Monti né con Berlusconi perché entrambi si sono dimostrati nemici della nostra autonomia». Lo ha detto Laurent Viérin a margine della conferenza di presentazione della sua candidatura alla Camera per l’Union valdôtaine progressiste. «L’impianto del nostro progetto – ha spiegato Viérin – è fortemente autonomista, c’è dunque un’evidente incompatibilità con i due leader politici nazionali». «Al Senato diremo ai nostri elettori – dice Laurent Viérin, rispondendo alla domanda sulla desistenza – di votare una persona che per storia politica e personale incarni i valori della democrazia, dell’autonomia e del federalismo». Non fa il nome di Patrizia Morelli ma ne traccia l’identikit.
Per Luciano Caveri la prerogativa di un’eventuale presenza dell’Uvp sarà di «avere un parlamentare che ha una visione neutra e oggettiva del panorama politico». Caveri dice «no ai piatti preconfezionati», alludendo all’accordo sottoscritto dall’alleanza di centro sinistra con Pierluigi Bersani, e no «alla polenta concia degli autonomisti che da una parte continuano a essere valvassini di Berlusconi e poi ci aggiungono la Fontina in salsa Pdl che non si capisce se c’è o non c’è». Ironizza sul motto della colazione Uv-Sa-Fa ”ni droite ni gauche ni centre”, definendolo «kamasutra politico».
Si parla poi dei rapporti con Alpe e Pd. «Pur nella differenza, con Alpe gli incontri sono stati nel segno della cordialità», spiega ancora Caveri. Nessuna convergenza con il Pd. Spiega il presidente Uvp Claudio Brédy: «Tutto era già deciso e quindi non abbiamo ritenuto l’alleanza organica al nostro progetto in questo momento». Conferma le proposte fattegli dall’Union valdôtaine Viérin: «Mi ha fatto due proposte di candidatura, la prima me la fece direttamente il presidente della Regione, la seconda dopo le mie dimissioni da assessore: mi chiesero di ritirarle domandandomi se volevo andare a Roma». «In entrambi in casi rifiutai – ha raccontato Viérin – perché prima non era chiaro il progetto politico, con o senza il Pdl, e, dopo le dimissioni, perché ormai non mi riconoscevo più nella maggioranza e i miei ideali non sono in vendita». «Se verrò eletto – ha concluso Viérin – rappresenterò i valdostani e non una persona che ha deciso di mandarmi a Roma».
Del manifesto di Valle Virtuosa dicono: «La nostra posizione sul referendum è nota. Se l’appello va nella direzione di rafforzare la volontà popolare ci vedrà sicuramente favorevoli. Ma è riduttivo e strumentale ricondurre tutto ai 50 mila voti».
(danila chenal)

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