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Rifiuti: il biogas non si può bruciare, discarica a rischio?

Rifiuti: il biogas non si può bruciare, discarica a rischio?

La Commissione si arena sull'incompatibilità tra legge nazionale e regionale

Il forno crematorio non è un problema, i cadaveri non sono rifiuti, come nemmeno le ramaglie e gli scarti agricoli, mentre sì, il biogas prodotto dalla discarica è un rifiuto, e come tale non può essere bruciato.
Le questioni sollevate nell’ultima riunione di dicembre sono state approfondite e, nella seduta di oggi, la Commissione speciale per la rideterminazione degli indirizzi programmatici del sistema di gestione dei rifiuti si è trovata a dover affrontare un problema di incompatibilità tra la normativa nazionale per la sicurezza in discarica, che prevede di bruciare il biogas prodotto, e la nuova legge regionale che vieta la combustione di ogni tipo di rifiuto.
«Il testo della legge regionale ha implicazioni più ampie rispetto al reale obiettivo che aveva Valle Virtuosa – commenta il consigliere Dario Comé -, e ora ci siamo trovati di fronte a un alto rischio di incostituzionalità. Non solo non si può bruciare il biogas, ma nemmeno le biomasse e quindi sono a rischio chiusura altri tipi di impianti, come il teleriscaldamento, per esempio, se vogliamo esse più realisti del re».
Minimizza il presidente della commissione, Alberto Bertin, «Il contrasto è relativo solo a una minima questione ed è risolvibile – spiega -. Oggi abbiamo ipotizzato tre strade: la purificazione del biogas in modo che diventi combustibile e si possa bruciare; un’interpretazione della legge regionale affinché diventi compatibile con la norma nazionale; una leggera modifica la testo della legge regionale. Tutto questo accanimento sembra più un tentativo di voler sollevare diverse questioni senza volerle poi davvero risolvere».
A occuparsi della questione per individuare la soluzione migliore alcuni tecnici, perché, sottolinea Bertin, «non è il compito della commissione. Noi dobbiamo occuparci della riorganizzazione della gestione dei rifiuti e in particolare sulla raccolta dell’umido, aspetto già presente nel vecchio piano rifiuti ma a cui non si è mai data applicazione».
Dello stesso parere Fabrizio Roscio, referente del comitato promotore del referendum e presidente di Valle Virtuosa «ci stiamo accanendo sulla lavorazione finale dei rifiuti, proviamo a gestirli meglio in modo che in discarica ne arrivi la minima parte possibile!».
L’incompatibilità tra le due normative è un reale problema? «Gli approfondimenti spettano ai tecnici, gli uffici regionali su questa questione non si sono ancora espressi – spiega Roscio -, appurato che il biogas è un rifiuto, bisogna capire come trattarlo. Se lo purifico eliminandone le fonti inquinanti, diventa un combustibile e lo posso bruciare risolvendo tutti e tre i problemi: il rispetto della tutela della salute, perché si tratta di un combustibile migliore perché privo di inquinanti; il rispetto della norma nazionale, perché brucio il biogas prodotto dalla discarica e di quella regionale, perché non brucio un rifiuto, ma un combustibile».
Non manca una riflessione amara per la piega che spesso prendono i lavori della commissione speciale: «sembra che l’obiettivo sia di trovare tutte le magagne della nuova legge passata col referendum, piuttosto risolvere il problema dei rifiuti. Ma non fasciamoci la testa! Prima rompiamocela, poi vediamo».
(erika david)

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