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Infiltrazioni mafiose: buona protezione per la Valle d’Aosta

Conclusi i lavori della Commissione speciale; Empereur: «nessuna presenza strutturata», Bertin «la 'ndrangheta esiste eccome!»

Conclusi i lavori della Commissione speciale; Empereur: «nessuna presenza strutturata», Bertin «la 'ndrangheta esiste eccome!»

«Non si può affermare che in Valle d’Aosta ci sia una presenza strutturata di organizzazioni criminali». Lo dice il presidente della Commissione speciale per l’esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta, Diego Empereur al termine della riunione di ieri. L’incontro è terminato con l’approvazione, a maggioranza, si è astenuto il gruppo Alpe, di una relazione da presentare al presidente del Consiglio regionale.
«In riferimento alle audizioni effettuate dalla Commissione e sulla base dei documenti predisposti dalla Commissione parlamentare antimafia – aggiunge Empereur – è emersa l’influenza di grandi famiglie della ‘ndrangheta che si è manifestata nel corso degli anni con episodi di riciclaggio di denaro, di traffico di stupefacenti e di estorsioni. Non bisogna quindi far calare l’attenzione su questo fenomeno, ma neppure lanciare allarmi esagerati».
Empereur dice ancora che gli strumenti legislativi, come la normativa antiriciclaggio, sono validi e garantiscono alla Valle d’Aosta una buona protezione.
Dalla commissione viene la proposta di attivare un tavolo permanente regionale di confronto, facente capo alla presidenza della Regione, che riunisca i soggetti che, a diverso titolo, si occupano di contrasto alla criminalità organizzata, per creare una rete a supporto della tutela dell’ordine pubblico, integrando le diverse informazioni per fare emergere possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali nel tessuto economico locale e nella società valdostana. Un altro suggerimento anche alle forze politiche viene per «adoperarsi per rafforzare ancora di più la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, in linea con i dettami del codice etico».
Il settore di maggiore interesse per la ‘ndrangheta è l’edilizia, la Commissione si è quindi soffermata maggiormente sulla tematica degli appalti e di subappalti, ponendo attenzione all’attività dell’Osservatorio dei contratti pubblici che rappresenta uno strumento importante per la trasparenza degli atti amministrativi e che, in quest’ottica, può essere migliorato nell’accesso e nel suo continuo aggiornamento. Il progetto della stazione unica appaltante – sul quale la Giunta sta già lavorando – potrà costituire un elemento di ulteriore trasparenza oltre che di regolarità ed economicità nella gestione degli appalti. Altro aspetto che la Commissione ha sottolineato è la promozione della cultura della legalità attraverso azioni specifiche di tipo educativo e culturale, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, e la sottoscrizione dei protocolli di legalità per potenziare le attività di contrasto del fenomeno delle infiltrazioni mafiose.
Esprime rammarico il consigliere Alberto Bertin (Alpe) «per il mancato inserimento del nostro documento nella relazione conclusiva ai lavori della Commissione speciale. Avremmo voluto che questo fosse formalmente inserito nella documentazione che sarà trasmessa al Consiglio regionale. Riteniamo che la Commissione avrebbe dovuto tenere in considerazione tutte le diverse sensibilità al complesso e delicato fenomeno delle infiltrazioni mafiose. Il nostro è un approccio differente: consideriamo, infatti, che la ‘ndrangheta in Valle d’Aosta esista e rappresenti una minaccia reale per il futuro della nostra regione. Una presenza che deve essere contrastata a tutti i livelli. Avevamo prospettato una visione diversa del fenomeno che riproporremo in Consiglio quando si affronterà questa tematica.»
(re.vdanews.it)

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