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Tutto il mondo è paese

Se fossimo nel nord Europa o soltanto in un paese anglosassone, il dopo rerefendum avrebbe provocato quantomeno la caduta di qualche testa. Ma tant’è, siamo in Italia, e non dobbiamo scandalizzarci se non è successo nulla, tranne una riunione infuocata in casa Uv, dove i vertici del Mouvement hanno puntato il dito contro chi ha fatto campagna sottobanco, riaprendo di fatto antiche ferite, e contro il presidente Perron, principale sostenitore dell’astensione. Una frattura, quella unionista, che esiste da sempre, con il presidente della Regione, Augusto Rollandin, che con il voto referendario, adesso come non mai, conosce con certezza nomi e cognomi dei suoi avversari in vista dei prossimi appuntamenti con le urne.
Con l’esito di domenica scorsa, in un paese normale le forze di minoranza in Consiglio sarebbero scese in piazza per chiedere le dimissioni quantomeno dell’assessore Zublena. Invece, dalla politica, abbiamo registrato solo qualche commento trionfalistico e poco più. Dove “poco più” sta per il penoso brindisi (vedasi per esempio la fotografia di prima pagina di Gazzetta Matin di lunedì 19 novembre) con chi – i referendari – al loro successo hanno lavorato con impegno da almeno due anni.
E’ successo che un po’ nel dubbio e un po’ per sentito dire, molti valdostani, spaventati, si sono uniti ai referendari e hanno optato per il «Sì», rispedendo al mittente l’invito delle forze di maggioranza di non andare a votare, con queste ultime che si sono mosse colpevolmente in ritardo, sbagliando tutto quanto avrebbero potuto sbagliare.
Ora due domande. Prima: visto che la politica in Consiglio regionale aveva scelto il pirogassificatore, chi restituisce a noi cittadini i due milioni di euro spesi fino a oggi?
Seconda: le forze di minoranza gongolano, ma davvero credono che alle prossime Regionali tutti quei «Sì» si trasformeranno in voti per loro?
Una cosa è certa: chi non farà un bel bagno di umiltà, rendendosi conto che i cittadini non si fidano più della politica, e si dimenticherà di tenere un posto al problema dei rifiuti nel programma elettorale, potrà scordarsi di essere eletto.

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