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E adesso?

Referendum sul pirogassificatore, una valanga di «sì». Hanno votato contro il progetto del nuovo impianto oltre 47 mila valdostani; a favore, 3 mila. Un verdetto inequivocabile. Ma allo stesso stempo un risultato che non risolve il problema dei rifiuti in Valle d’Aosta.
Anche a chi ha vinto rimane l’arcano da risolvere: e adesso che fare? Bisogna partire, anche se siamo in grave ritardo, con una politica seria sui rifiuti che manca da oltre vent’anni.
Chi ha votato si aspetta che il prblema venga risolto, senza però farsi l’illusione che la via per la soluzione passi da una taumaturgica raccolta differenziata. C’è veramente qualcuno che crede che in una regione alpina come la Valle d’Aosta si possa raggiungere l’80 o il 90% di differenziata? Se c’è e se sa come si fa, senza traumi economici, si faccia avanti. Al momento siamo di fronte a una prospettiva di cura che ammazza il malato.
Chi ha vinto ha raddoppiato le sue responsabilità; non ha certo vinto una crociata. Sappiamo bene dove le crociate e gli integralismi hanno portato in passato e dove, nel mondo, ci stanno portando.
Le forze di governo regionale hanno, dati alla mano, sbagliato a indicare il non voto, sottovalutando la portata del tema salute. Si sono messe in campo troppo tardi, solo dopo che il Tar ha dato il via libera al referendum. Da lì in avanti è stata una corsa contro il tempo, quando la corsa era già partita da tempo.
Attendo una resa dei conti soprattutto in casa unionista, dove si è rianimata la fronda interna, quel del “tanto peggio, tanto meglio” in modo da poter andare all’attacco dello strapotere del presidente della Regione, Augusto Rollandin.
Rollandin che, benché ferito, adesso sen non ne avesse avuto ancora la certezza, sa bene chi in casa rossonera gli farà la guerra in vista delle prossime elezioni.
Ma queste sono questioni politiche, ritornando al problema dei rifiuti, la domanda non cambia: e adesso?

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