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Se Monti fa ripartire l’economia, le elezioni possono attendere

Secondo il premier Mario Monti il decreto liberalizzazioni permetterà all’Italia di uscire dalla recessione, di far crescere il Pil anche del 10% e di far aumentare del 12% il potere di acquisto degli italiani. Affermazioni che hanno quasi dell’incredibile. Verrebbe da dire: ma i miracoli non li faceva solo Gesù? I numeri sciorinati da Monti sono di quelli da far sfregare le mani a tutti. Ma se bastavano solo le liberalizzazioni a far ripartire l’Italia, perché non sono state fatte prima? Per incapacità della politica o per timore di perdere consensi?
Diamo allora fiducia al premier, anche perché non ci resta altro da fare, e aspettiamo di vedere gli effetti di tanta apertura che si accompagna con una tassazione che non ha mai avuto eguali in passato.
Ma se a conti fatti Monti avrà ragione, gli italiani, sempre più avversi alla politica arraffona, si renderanno conto che forse tanta politica, appunto, è inutile.
Dopo le liberalizzazioni e le mani nelle tasche degli italiani, via alle riforme, partendo dalla legge elettorale, per poi arrivare al taglio del 50% del numero dei parlamentari e della conseguente cura dimagrante di tutto ciò che ci ruota intorno. Guai andare a elezioni con questa legge! Gli italiani proprio non capirebbero e allora sì che non farebbero più sconti.
Se Monti è riuscito ad allentare un po’ la tensione internazionale, a dare qualche prospettiva di crescita, a dare qualche speranza ai giovani, gli italiani, provati fino allo spasimo da tre anni di crisi e incertezze, pensano che l’ultima delle cose da fare in questo momento è andare al voto.
Se i numeri dimostreranno che i sacrifici degli italiani non saranno stati inutili e che in fondo bastava eliminare qualche privilegio e aprire alla libera concorrenza per rimettersi in carreggiata, la domanda sarà d’obbligo: cosa ha fatto la politica in tutto questo tempo?
Se Monti rimetterà in piedi il Paese, significherà che le misure adottare, tacciate da molti come inique, le poteva imporre solo un governo tecnico, a dimostrazione del fatto che la politica cerca consensi, e non si concentra a risolvere i problemi, perché mettere le cose a posto significa accontentare qualcuno e scontentare altri. Il problema è che fino a oggi sono state accontentate le lobby, con il cittadino a pagare sempre il conto.

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