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La scure del governo Monti anche sulla Valle d’Aosta

Trenta miliardi per salvare l’Italia. A tanto ammonta la manovra correttiva varata domenica 4 dal governo Monti. E tra questi miliardi, uno sarà a carico delle sole regioni a statuto speciale. Sacrifici enormi, necessari, per evitare il default dell’Italia e per dimostrare all’Europa che l’Italia fa sul serio.
La maxi manovra, però, è la sconfitta della politica. Il perché è presto detto: ci voleva un governo tecnico per adottare misure tanto impopolari, perché un governo politico non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo. E la storia lo dimostra: mai, in passato, si è arrivati a tanto.
L’unico provvedimento che condivido, però, è quello delle pensioni. Benché sia tra quelli che sono penalizzati dall’innalzamento dell’età pensionabile e dal sistema contributivo, ritengo che finalmente ci siamo allineati con i paesi europei. Scelta impopolare, forse migliorabile soprattutto per quanta riguarda le cosiddette pensioni d’oro, ma almeno è stato fatto un passo verso la normalità.
Le altre misure le potrebbe aver adottate qualsiasi persona, perché aumentare le tasse lo sanno fare tutti. Aumento dell’Iva di due punti percentuali, le accise sulla benzina, la reintroduzione – seppur sotto travestimento – dell’Ici sulla prima casa sono provvedimenti tanto semplici quanto antipatici, perché mettono le mani nella tasche dei soliti italiani: pendolari che devono usare l’auto per andare al lavoro, persone che hanno acquistato la la casa con sacrifici enormi e con mutui che li accompagneranno per tutta la vita, e così via.
Ma tant’è: l’Europa chiama, vigila, e l’Italia deve necessariamente rispondere.
Il governo Monti avrebbe potuto fare di più: patrimoniale sui redditi oltre i 100 mila euro, una tantum più sostanziosa (e non l’1,5%) sui capitali riportati in Italia, per i quali almeno un altro 5% non sarebbe stato un delitto, visto che gli stessi capitali erano stati nascosti a un fisco che in Italia incide per non meno del 41%.
Sui costi della politica, poi, mi sembra che molto debba ancora essere fatto, perché la cura dimagrante a province e vertici dirigenziali di Cnel e affini non può e non deve essere considerato sufficiente.
(luca mercanti)

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